Michele Longo (1939-2025), provenendo da studi artistici, e giunto alle soglie della laurea in architettura alla facoltà di Napoli, non ha mai praticato la professione è si dedicato alla pittura in tutta la sua vita. È stato attivo anche come produttore e autore Rai e negli anni settanta con la sua casa editrice Lato Side, tra le primissime a pubblicare i testi delle canzoni avvicinando quest’arte popolare alla letteratura alta.

Michele Longo, Composizione 100×80, 2018
Si è spento nei giorni scorsi a Roma, Michele Longo, artista, regista, produttore, scenografo, operatore culturale fin dai primi anni ‘60. Napoli è il contesto in cui inizia la sua avventura artistica; lì dagli anni ’50 arte e letteratura avevano anticipato le istanze di cambiamento destinate ad esplodere negli anni successivi. Sulla scia di Luigi Castellano (Luca), Mario Persico, il duo poetico Caruso e Martini, nascevano aggregazioni e tendenze: il “Gruppo ’58”, presto seguito da “NA6” (di cui Michele fu protagonista), “Operativo 64” e altri ancora, spinti dall’attivismo espositivo e critico di Lucio Amelio, Achille Bonito Oliva, Vincent D’Arista, Gianni Pisani. In questi anni il suo lavoro è influenzato dal pop e dalla lezione delle seconde avanguardie con una particolare attenzione alla sperimentazione sui materiali.

Michele Longo, Garamond: composizione 60×60, 2019
Negli anni tra il 1970 e il 2009 la sua attività, messa tra parentesi la pittura, ha per epicentro Roma; le collaborazioni con la Rai, il lavoro come produttore, sceneggiatore e regista di documentari, la pubblicità, l’editoria (Sarmi e la fondazione di Lato Side che ha anticipato la fruizione poetica dei testi dei grandi autori del rock), la scenografia teatrale. Negli ultimi due decenni il ritorno alla pittura con diverse mostre ospitate in gallerie romane; da una prima attenzione al paesaggio (il ciclo “Viaggio in treno”), la sua attenzione si è spostata nei lavori successivi sulla relazione tra forme e rapporti spaziali, con un evidente riferimento all’architettura (la mostra “Sconfina”). Fino alla virata più recente con l’adozione di forme ispirate ai caratteri tipografici “Garamon Calligrafia e verità”, curata da Gianni Garrera, si tenne nel 2022 presso la Fondazione Besso. Il tratto essenziale, instaura una tensione silenziosa con le superfici; il colore, mai decorativo, agisce come materia emotiva, stratificata; la composizione è rigorosa, la pittura rimanda ad un luogo di concentrazione e silenzio. Punto di partenza non è più l’osservazione del paesaggio, previa ricognizione fotografica, ma la sua definitiva concettualizzazione. Nei fondi neri e rossi, cui leggeri strati di cartonato conferiscono spessore, si stagliano frammenti di lettere che evocano i caratteri tipografici Garamond. La loro imponenza sovrasta paesaggio tanto da assumere un ruolo prevalente nella composizione, il che induce a trascendere il grafema che sembra richiamare architetture o porzioni di esse innestate nella natura. La scelta dei caratteri tipografici ha un valore grafico, non va letta in chiave simbolica come un riferimento alla relazione tra linguaggio e verità. Le lettere, simili a frammenti di colonne, rimandano ad uno spazio architettonico fatto di precisione geometrica e cromatica; disegni rigorosi che attraverso la tela esaltano la loro forma primordiale. È uno spazio levigato che evoca una dimensione esterna alla tela in cui sconfinano le lettere poste in posizione obliqua, incistate nello spazio.

Michele Longo, senza titolo, 2025
Negli ultimi mesi il lavoro di Michele ha attraversato un nuovo passaggio. Alle forme arrotondate del Garamond sono subentrate ondulazioni dal segno ampio che attraversano la tela fino al suo margine; il fondo è bianco, i colori utilizzati si riducono al nero e al rosso che compare in frammenti verticali o circolari che alludono allo spazio oltre il quadro. E’ la forza poetica di quest’ultima e più intensa fase del suo lavoro da cui promana un senso di sospensione che riecheggia lo zen.
Michele Longo, senza titolo, 2025


