L’architetto Andrea Ariano, autore di Infocity. Città informatica società, scrive su antiTHeSi della mostra “Roma nel Mondo” (al MAXXI sino al 6 aprile) Superando la pur marcata originalità espositiva, l’autore mette a fuoco la sostanza politica delle informazioni trattate.
È possibile raccontare una città? Se sì, quale è il modo migliore per farlo? Ricky Burdett, urbanista inglese e Professore di Studi urbani presso la London School of Economics and Political Science indica una strada possibile nella mostra “Roma nel Mondo”, in programma al MAXXI di Roma fino al 6 aprile 2026.
Roma è storicamente definita come una città frammentata, complessa e stratificata, che tende a sfuggire alle catalogazioni: qui la sfida sembra ancora più ostica. Il curatore ha operato due scelte fondamentali: da una parte, come si evince dal titolo della mostra, non trattare Roma come caso assoluto, ma iscriverne il racconto in una prospettiva globale, mettendola quindi a confronto con altre metropoli, al fine di sottolineare analogie e differenze. Così i dati non sono solo numeri da sciorinare, la comprensione di questi ultimi è facilitata proprio dalla relazione con altri casi studio.
La seconda scelta, vincente per chi scrive, è stata quella di provare a rappresentare Roma da due campi opposti e complementari: i dati oggettivi su spazio, mobilità, ambiente e società (Confronti globali) vengono affiancati da una sezione a cura di Paola Viganò che invece indaga i luoghi di Roma nell’immaginario collettivo grazie a un ricco apparato iconografico (Roma nell’immaginario del mondo).

La sezione della mostra curata da Paola Viganò: Roma nell’immaginario del mondo)
L’ultima sezione Il DNA di Roma comprende due progetti commissionati appositamente dal MAXXI e destinati ad ampliare la collezione di “Architettura e Design contemporaneo” del museo.
Roma quarto giorno è il progetto fotografico di Marina Caneve che esplora la città nella sua quotidianità. Il titolo rimanda a uno sguardo che deve essere necessariamente diverso da quello frettoloso del turista “mordi e fuggi”, la cui presenza in città è stimata solitamente in tre giorni. A Roma, e forse non solo, lo spirito del luogo appare a chi sa indugiare.
Terracotta Rome è un grande modello fisico dell’intero Comune di Roma realizzato in scala 1:7.500. Ideato dal curatore in collaborazione con Marco Galofaro, funziona come una tela bianca, che viene di volta in volta attivata dalle proiezioni di dati che, spazializzati, rivelano storie e caratteri nascosti del complesso urbano.

Marco Galofaro: Il modello Terracotta Rome attivato dalle proiezioni
Per come è pensata e costruita la mostra è di grande interesse tanto nel caso specifico, ma soprattutto perché indica un possibile metodo di indagine e di rappresentazione della città contemporanea. Un altro elemento di interesse risiede nell’allestimento scelto dal curatore, in cui viene particolare risalto alla visualizzazione dei dati presentati, con modalità alle volte convincenti e alle volte meno, ma che sicuramente rappresentano una sperimentazione apprezzabile.
Come spesso accade nelle buone mostre, si va via con più domande di quando si è arrivati. Nell’era della post-verità e della disinformazione dolosa ha senso fare una mostra così? Il rischio di essere arbitrari e parziali è altissimo. In molti hanno definito la mostra in questione un atto politico. Lo è sicuramente, poiché anche solo scegliere quali dati inserire e quali escludere è in sé un atto politico. Mi preme sottolineare una questione: i dati non sono dati, sono sempre relativi e mai assoluti. L’osservazione di alcuni dati può contribuire allo sviluppo di una narrazione, mentre l’osservazione di altri ne genererà una anche molto diversa dalla prima, finanche opposta. Che ne è dei dati sul consumo di suolo a Roma? Quanti metri cubi di edifici vuoti e abbandonati ci sono? Che ne è del ciclo dei rifiuti? Quale è la percentuale di rifiuti riciclati? Ci sono dati che mostrano il livello di multiculturalità di Roma e i livelli di integrazione?
Alcune di queste risposte si trovano nell’interessante catalogo che accompagna la mostra a cura di Ricky Burdett e Izabela Anna Moren. I loro testi insieme a quelli di Paola Viganò, Jack Self, Keti Lelo a mio avviso sono da considerarsi parte integrante della mostra, proprio perché aprono a prospettive che la mostra in sé è in grado solo di suggerire.

catalogo Roma nel Mondo a cura di Ricky Burdett e Izabela Anna Moren, MAXXI Corraini Edizioni, 2025 con saggi tra gli altri di Paola Viganò, Marco Gaofaro, Keti Lelo.


