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Controrivista Diritto di Replica

Guerra c’è: lettera aperta a Bruno Zevi

Caro professore,

ieri ho pensato. Ma sono 23 anni che non scrivo al professor Zevi. E perché mai? Non è sensato se ci penso, non ha alcun senso.
Le voglio scrivere allora adesso e di questi giorni di guerra. Or bene la sua generazione – quella dell’anti – ha dimostrato che se guerra c’è bisogna per forza schierarsi. O di qua o di là. In mezzo, i neutrali, sono mentacchi che lucrano sul sangue altrui. Aspettano che dalla distruzione emergano piccioli: uno schifo.
Riflettevo alle vicende passate e sono giunto a una conclusione. Che le apparirà contraddittoria, ma vedrà lei.
Io sono strenuamente per il popolo palestinese, e sono disperatamente per il popolo russo. Proprio per questo sono per Israele, senza se e senza ma.

Ogni tanto il latino ci aiuta. Cùi pròdest? A chi giova aver scatenato, centinaia o migliaia di giovani assatanati di droghe a tagliar teste, a scannare bambini davanti alle madrì, a infilzar grembi, a violentare e massacrare inermi? Ecco, a chi giova? Giova al popolo palestinese? Ma, vogliamo scherzare. Giova solo all’Iran sciito.

Vede professore, lei in Persia non credo mai sia stato. Ma che paese meraviglioso che è quello e non solo per le bellezze antiche, ma anche per quelle luci negli occhi dei giovani, per quel sogno di libertà, per quella volontà di riconquistare a sè il proprio corpo, la propria sessualità, la propria intelligenza e la propia vita. In Iran che centinaia di impiccati e imprigionati e torturati continua sempre a fare, la pressione – di donne (e di uomini) disposte veramente a morire – si è fatta troppo forte, troppo irruente e disperata, irrefrenabile. Come fermarla? Ma certo, ecco l’idea, con una carneficina in Palestina! . E mandiamoglieli sempre di più’ sti migliaiia di migliaia di missili, ma soprattutto bisogna pensare a un provocazione bella grande! Cosi quelli di Haifa ci cascano dopo come polli. E tutti i giornali a scrivere, e però che crudeli ‘sti israeliani, epperò. Noi intanto con le nostre barbe lunghe, i nostri turbanti neri, i nostri modi e corpi da spregevoli monaci inquistori e torturatori, facciamo i comizi alla tv.
E mettiamo insieme – dando a ognuno la bandierina – il nostro gregge, l’abbiamo imparato a piazza Venezia.
Ma questo massacro doppio giova anche, al nostro cumpare, al boiardo russo. Così da quell’oscena sua guerra per bloccare le rivolte interne e arginare la pressione democratica ai confini occidentali (eh si, una frase fatta, ma esiste una differenza e lei insegna tra dittatura e per quanto imperfetto e corrotto del popolo governo) anche a lui, alla spia fattosi zar, giova questa bella guerra di distrazione. E di rimbalzo a qualche autro cumpari in giro che so in Corea del nord?
E infine, maledetti i sunniti, maledetti. Siamo noi i veri discendenti, quelli traditori sono. E cosi pure il loro accordo di pace con ebrei gli facciamo saltare per aria, “bum”. Ma che genialata ‘sto 7 ottobre.

E il popolo palestinese? E quando mai le dittature si sono importate del proprio popolo? Carne da cannone deve essere, figli della lupa da mandare a morire in Russia di gelo, o tornare impazziti. Irregimentati con gli elmi lucidi a fare banzai a fare heil a fare heilà a massacrarsi per massacrare. Quando mai alle dittature del popolo suo proprio gli è importato qualcosa? E che non si sapeva che per quell’oscenità da Gaza ci sarebbe stata una ritorsione terribile, che centinaia, no migliaia, di bambini palestinesi sarebbo stati trucidati?E chi se ne importa! Meglio, anzi molto meglio! Cosi quelli che ci hanno la mente confusa, daje giù all’ebreo che adesso è diventato nazista. Roba da non credere.
Pensavo al Giappone, pensavo alla Germania, pensavo all’Italia.
La seconda guerra alla fine è stata da quei paesi scatenati (perchè non c’è dittatura senza guerra!) ed è costata spaventosi fiumi di sangue, ma alla fine quei popoli sono stati liberati dai loro squilibrati assassini al comando e pur in mille contraddizoni quei tre paesi una strada nuova sono stati capaci di tracciare. In Italia si è scritto un testo che solo il “Cantico delle creature” vicino gli può stare
A presto con un affettuoso saluto
suo
Nino

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Una risposta su “Guerra c’è: lettera aperta a Bruno Zevi”

Caro professore,

non posso smentire quello che le ho scritto di certo, e non lo smentisco ma oggi a distanza di più di mese la reazione del capò di Israele, il Bs in architecture all’MIT ed ex capitano Netanyahu, mi appare che superi e di molto il rapporto di rappresaglia ad atti terroristici di un tedesco dieci italiani, eseguito da Kappler a Roma. Con l’aggravante che in quel caso erano adulti e maschi e qui invece soprattutto bambini. La notazione la devo al mio amici e collega Marcello Panzarella. Lei come la veda questa situazione, questa tragedia? suo nino

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