Categorie
Storia e Critica

La palestra di Nibionno

Ladeguamento antisismico e lefficientamento energetico sono le nuove parole dordine nel mondo delle costruzioni. La qual cosa ammirevole e auspicabile per gli enormi benefici che questa nuova sensibilit promuove, sia dal punto di vista climatico che economico. Mezzo paese sarebbe da rifare, con criteri tecnologici pi attenti, procurando in tal modo lavoro per i prossimi trentanni. Mancano le risorse, si sente dire. La verit che, se una parte del mare di denaro impiegato per salvare il sistema finanziario fosse stato investito in un progetto generale di riqualificazione edilizia, si sarebbe creato benessere e ricchezza in modo concreto e tangibile, probabilmente evitando la disaffezione della popolazione verso le istituzioni, con la conseguente deriva morale e politica che stiamo vivendo. Un paese civile e moderno ha necessit di strutture e infrastrutture adeguate, semplicemente perch si vedono.
Non ho parlato di architettura, e qui viene la questione di cui voglio scrivere.
In questa foga adeguatrice, per ora sembrano approfittare gli enti locali che, in virt dun finanziamento mirato, possono intervenire sugli edifici pubblici. Molte opere darchitettura, minore o maggiore, fanno parte del patrimonio pubblico. Metterci mano, anche con le migliori intenzioni, non sempre cos semplice. Le opere darchitettura moderna non sono solo prospetti, muri, stanze e coperture. Quelle pi degne dessere tali coinvolgono integralmente la loro parte strutturale, spesso affidando alla funzione statica il loro contenuto estetico e architettonico. Metter mano a queste edifici, dovendo aggiungere porzioni che per essere efficaci necessitano di notevole spessore, non sempre realizza una riqualificazione del bene trattato.


Riflettendo su questa questione, in questi giorni sono venuto a conoscenza dun caso emblematico.
Si tratta della palestra di Nibionno, in provincia di Lecco, progettata nel 1998 dallarchitetto Sergio Fumagalli, edificio presente lanno successivo sullalmanacco di Casabella.

(Foto Filippo Simonetti)

Queste le parole del progettista:
E uno dei miei primi lavori pubblici che risale al 1998 e, come scrivevo anche su FB, unarchitettura fragile, che si regge su un sottile equilibrio di poche essenziali componenti, rimasti peraltro pressoch intatti fino ad oggi:
– i portali esterni di acciaio zincato (a cui si appende la copertura) che rimangono indipendenti dalla scatola di cemento armato,
– la scelta di collocare lisolamento delle pareti in calcestruzzo armato allinterno in modo che le stesse potessero essere lasciate a vista su entrambe le facce,
– la luce interna che filtra anche attraverso alcuni serramenti circolari e un lungo lucernario che si sviluppa linearmente lungo tutto il lato nord.
unarchitettura fragile che si basa su pochi elementi compositivi (i portali di acciaio e le pareti in beton interno-esterno).
Oggi oggetto di un progetto di “adeguamento antisismico ed efficientemente energetico che per il poco che ho potuto scoprire in un incontro con il progettista, da me sollecitato dopo che ero venuto a conoscenza del programmato intervento, per caso in occasione di una recente visita con colleghi architetti e ingegneri organizzata dallArchivio Cattaneo di Como.
Il progetto che non ha visto alcun tipo di mio coinvolgimento, prevede:
1. di sormontare una nuova copertura sopra a quella esistente (che costituita da una sottile lamiera grecata, in vista allinterno, isolata e appesa puntualmente ai portali di acciaio mediante tiranti piatti) con tanto di nuovi canali e pluviali esterni, e probabilmente oscurando il lucernario lineare che corre lungo tutto il lato nord;
2. di sovrapporre allesterno uno strato di isolamento a cappotto che simuler (?!) il calcestruzzo a vista, al fine di evitare il ponte termico esistente, come se i pilastri staccati di pochi centimetri dalle murature non costituiscano di per s un naturale ponte termico. Il cappotto addossato comprometter irrimediabilmente la lettura dei due elementi indipendenti (portali in acciaio e scatola muraria).

(Foto Filippo Simonetti)

Come evidente guardando le immagini, e conoscendo dalle parole del progettista il telaio concettuale che governa il progetto, diventa difficile immaginare questarchitettura essenziale e leggera con il cappotto e il cappello invernali. Si pu fare, vero, ma neanche lo stratagemma del finto bton brut credo possa evitarne la triste e beffarda fine.
Ora il punto non se si possa fare meglio, ma mi chiedo perch, essendo lautore di questa architettura vivo e vegeto e nel pieno delle sue energie, non lo si sia coinvolto nella inevitabile manomissione di unopera della quale ha la piena paternit? Perch nemmeno coinvolgerlo? Perch costringere un collega a infilarsi nelle motivazioni dellautore quando basterebbe suonargli il campanello?

Ovviamente mi si risponder che tutto il percorso che ha definito lincarico rientra nelle normative vigenti e, soprattutto, che non si sarebbe potuto fare diversamente. Ma io non lo credo. Credo, anzi, che quando le normative smettono di essere strumento di miglioramento ma peggiorano negli esiti, ci vogliano, da parte degli amministratori, la personalit e la determinazione necessarie per porre rimedio nel modo pi trasparente e onesto possibile, al fine di lasciare il mondo meglio di come lo si trovato.
Questo caso, come ce ne sono ormai tanti nel nostro paese, pu sicuramente produrre conflitto in termini di concorrenza professionale, ma ha in s una motivazione talmente sensata e logica da porre in ridicolo qualsiasi altra supposizione. La contraddizione, infatti, sta nellidea che per conservare al meglio un bene architettonico, il cui autore in vita, convenga attribuire lincarico ad un altro che, a sua volta, dovrebbe immedesimarsi nel primo per capire cosa sta facendo.

Chiudo con una preghiera agli amministratori del comune di Nibionno.
Piuttosto di manomettere irreparabilmente un bene architettonico, cos ormai raro nella produzione degli ultimi 50 anni, si rinunci al progetto.
In alternativa, si convochi lautore e gli si chieda in che modo intervenire creando il minor danno possibile (nessuno pi di lui conosce il bene su cui si vuol metter mano).
Infine, ricordo che ci sono materiali relativamente nuovi, come laerogel per esempio, che possono risolvere in modo innovativo i problemi dovuti al benessere climatico. Sono materiali costosi ma, nel caso di riqualificazione di un bene importante, questa condizione non dovrebbe risultare ostacolo insormontabile. Non si pu, infatti, trattare la riqualificazione di unarchitettura di pregio al pari duna villetta della prima periferia per via delle ristrettezze finanziarie contingenti.
Da non credere. La battaglia per la difesa del moderno oggi passa anche dalla difesa dell’architettura dagli architetti.

image_pdfSalva in PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.